Bliss Point: la tua fame può essere controllata da altri?

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    Se non ne hai mai sentito parlare, il Bliss Point è lo strumento con cui l’industria alimentare controlla il tuo modo di nutrirti. Non ci credi?

    Ti è mai capitato di mangiare una patatina, e poco dopo di esserti ritrovata in mano il solo sacchetto vuoto?

    Oppure di esclamare qualcosa del tipo “Caspita, questi cioccolatini sono una droga!”

    Ecco, con l’articolo di oggi voglio fare chiarezza sul fatto che è scientificamente provato che alcuni alimenti vengano studiati in laboratorio, con prove su prove per superare infiniti test, per diventare irresistibili!

    Non troverai teorie da giornali scandalistici, dubbi da complottisti o la solita teoria da (d)istruttore di palestra che dice l’unica cosa che conta sono le calorie: vogliamo fornirti tutte le prove e le informazioni necessarie per farti prendere delle decisioni consapevoli sulla tua alimentazione.


    Cos’è il Bliss Point?

    Iniziamo con un brevissimo accenno storico.

    Attorno alla fine degli anni ’90, un ricercatore di marketing e psicofisico di nome Howard Moskowitz è riuscito a teorizzare prima e realizzare poi, a seguito di numerosissimi studi, alimenti a dir poco irresistibili.

    Moskowitz ha scoperto infatti che mixando sali, zuccheri e grassi poteva “comandare” le nostre papille gustative, al fine di far provare piacere per gli alimenti da lui preparati.
    È riuscito a capire che questo “mix perfetto” dato dai 3 ingredienti era in grado di provocare piacere e di far raggiungere un punto di massima beatitudine nella persona, quasi come fosse una droga.

    Questo punto scoperto da Moskowitz ha preso il nome di Bliss Point.

    La scoperta di Moskowitz.

    Quindi, con il termine Bliss Point si tende ad identificare, in maniera generica, il punto di massima beatitudine provocata da un alimento.

    Gli alimenti sono in grado di generare una grande produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che da un senso di piacere molto simile a quello del sesso, oppure alla sensazione d’amore provata nei confronti di un partner o di un figlio.

    Inoltre, va considerato che il gusto può essere influenzato, come tutti gli altri sensi, se abituato a determinati standard: l’esempio più semplice è il sale. Se sei abituata a mangiare molto salato, per te lo standard diventa quello; così come se sei abituata a mangiare cibi poco salati.

    Grazie alle deduzioni di Moskowitz, l’industria alimentare ha utilizzato tali studi per influenzare il nostro senso del gusto, andando a stimolare sempre di più il Bliss Point al fine di invogliare un consumo maggiore del prodotto sul mercato.


    Il mix perfetto per stimolare la dopamina ed alterare la percezione del gusto

    Si è scoperto infatti che sali, zuccheri e grassi, se mixati, tendono a stimolare la produzione della dopamina, ma non è finita qui.
    E’ stato scoperto anche che il mix di questi ingredienti altera la percezione del gusto delle nostre papille gustative, a tal punto che non percepiamo più il reale gusto dell’alimento, ma solo di quello “trasformato” (al quale cioè è stato aggiunto sale, zucchero e grassi) proprio grazie all’utilizzo combinato e studiato di queste tre sostanze.
    Questa scoperta è stata una vera e propria manna dal cielo per l’industria alimentare.

    Il concetto di Bliss Point si riferisce però al fatto che questo mix di elementi non è “infinito”, ma si identifica in un punto ben preciso.

    Il Bliss Point è un punto di una curva, fatta come una campana. In particolare, è il punto in cui questa campana raggiunge la massima altezza.

    Si è scoperto infatti che non basta inondare gli alimenti di zuccheri, sali e grassi per aumentare la sensazione di piacere a dismisura.

    Al di sopra di un certo punto, ovvero dopo aver superato il punto di massima beatitudine – Bliss Point, appunto – continuare ad aggiungere questi elementi (sale, zucchero e grassi) non solo non stimola più la produzione di dopamina ma anzi, diminuisce l’attrazione del consumatore verso quel cibo (oltre che essere uno spreco dal punto di vista economico).

    È per questo motivo che la “beatitudine” provocata da un alimento, rappresentata su un grafico, prende la forma di una campana: all’aumentare del mix di sale, zucchero e grassi cresce, fino a raggiungere il picco più alto; passato questo punto, che può essere identificato anche come un punto di rottura, l’alimento perde di attrazione.

    Beh, ma cosa mi interessa sapere che i cibi provocano piacere…?” mi dirai…

    Le scoperte di Moskowitz sono state passate alle industrie alimentari, che hanno deciso di usarle nella preparazione dei loro prodotti.

    Dalla fine degli anni ’90 infatti gli alimenti che vengono riposti sugli scaffali dei supermercati vengono “studiati” a tavolino in modo che, una volta mangiati, ti facciano raggiungere il Bliss Point.


    Sai qual è la droga del ventiduesimo secolo
    ?

    La risposta è… la dopamina! Questo perché la dopamina che viene stimolata dagli alimenti non si accumula: facendoti arrivare al punto di massima beatitudine con un alimento, in realtà, ciò che accade è che poco dopo quella sensazione svanisce e l’unico modo che hai per provarla nuovamente è mangiare ancora. Mangiare ancora quel particolare cibo.

    Capisci il meccanismo?

    Ecco perché capita spesso che dopo aver mangiato una singola patatina ti ritrovi a divorare l’intero sacchetto, anche senza in realtà essere affamata al punto tale da volerle mangiare tutte.

    Ed allo stesso modo, ecco, perché dopo aver mangiato un gelato confezionato ne vorresti subito un altro.

    Nell’industria alimentare il Bliss Point è diventato un vero e proprio punto di riferimento per “creare” prodotti.


    Le tre caratteristiche dell’alimento perfetto (per l’industria alimentare)

    Questo perché al suo interno racchiude due delle tre caratteristiche principali che un alimento deve avere per essere “perfetto” secondo le industrie alimentari, ovvero:

    1. dare piacere;
    2. creare dipendenza;
    3. non saziare.

    Andare a “progettare” un qualsiasi alimento in modo che raggiunga il Bliss Point significa trovare quella combinazione ideale che lo rende buonissimo (secondo i nostri recettori ormai plasmati da un eccessivo consumo di questi prodotti) e irresistibile a tal punto da creare dipendenza.

    Il terzo fattore che l’alimento deve avere per essere ideale per l’industria è il fatto di non saziare: se un qualsiasi cibo infatti, come ad esempio un gelato, ti saziasse, tu non avresti più l’istinto di volerne ancora, andando così a “limitare” il tuo consumo di quell’alimento.

    Per essere considerato ottimale un prodotto industriale deve avere tre caratteristiche: far provare piacere a chi lo mangia, creare una dipendenza e non saziare.

    Addirittura, si è scoperto che questo punto di massima beatitudine è diverso tra gli adulti ed i bambini, e per questo motivo i prodotti destinati alle varie categorie sono calibrati in modo diverso.

    Non credi che quindi, visti tutti questi fattori “studiati” a tavolino, la tua alimentazione possa essere condizionata più di quanto tu creda?

    La soluzione per resistere ai cibi “irresistibili”

    Per quanto possiamo condurre una vita sana dal punto di vista alimentare, alcuni cibi, mangiati anche solo una volta, possono agire sul tuo cervello in modo inconscio e far attivare un meccanismo molto simile alla dipendenza da droga.

    Soprattutto devi essere consapevole che non è assolutamente colpa tua se fino a questo momento non sei riuscita a seguire una dieta o se comunque, con tutti gli sforzi fatti, non ti sembra di vedere miglioramenti nel tuo fisico.

    Purtroppo troppi professionisti (senza parlare delle pubblicità delle aziende nelle industrie alimentari) invece di farti capire i meccanismi del nostro corpo e di come gli alimenti influiscano su di esso, ti “impongono” delle nozioni o delle diete, che poi hanno pochi risultati a livello pratico.

    In questo caso ho voluto fare chiarezza sull’argomento Bliss Point per farti prendere delle decisioni consapevoli, anche quando, banalmente, si parla di fare la spesa.

    È davvero possibile dimagrire mangiando?

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