I vari tipi di zucchero? Sono solo una grande trovata di marketing!

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    Hai mai pensato che, dopo tutto, questo gran parlare dei vari tipi di zucchero – che fanno più o meno male, a seconda di quale trovi al supermercato – sia esclusivamente una trovata di marketing?

    Oggi voglio parlarti proprio di questo.

    Lo zucchero è sempre zucchero, in qualsiasi forma o colore sia.

    Ma, andiamo con ordine.

    Zucchero: che cos’è, a che cosa serve, di che cosa si compone

    Prima di tutto bisogna fare una distinzione tra la parola “zucchero” usata nel linguaggio comune e quella usata nella chimica: nella vita di tutti i giorni, infatti, viene identificato in maniera generica come zucchero tutto ciò che serve a dolcificare le pietanze.

    In chimica, invece, uno zucchero è un carboidrato monosaccaride, ovvero composto da una sola unità, chiamato anche glucido o glicido.

    Più zuccheri semplici possono unirsi (per un processo di polimerizzazione) e creare delle catene di oligosaccaridi o polisaccaridi, diventando quindi zuccheri complessi.

    Lo zucchero da tavola, ad esempio, è un disaccaride, ovvero uno zucchero nato dall’unione di due carboidrati: il glucosio ed il fruttosio.

    Tutti gli zuccheri presenti in natura fanno parte della famiglia dei carboidrati, e sono necessari e fondamentali per la vita di un essere umano: glucosio e fruttosio infatti sono il principale carburante delle cellule del nostro cervello; servono a fornirci l’energia giornaliera di cui necessitiamo per pensare ed agire.

    Il problema della carenza di zuccheri si presenta molto meno di frequente rispetto al problema di eccesso di questa sostanza.

    Il motivo è presto detto: al giorno d’oggi ci sono talmente tante pietanze che contengono zucchero che superare la soglia consigliata (che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è di 60g al giorno per una persona di corporatura media) è un vero e proprio gioco da ragazzi.

    Considera che, tanto per fare un esempio, una lattina di Coca-Cola da 33cl contiene 35g di zuccheri.

    Aggiungici poi frutta (il cui elemento principale è il fruttosio – uno zucchero), panificati, dolci e bevande di altro genere, e fai presto a superare la soglia indicata.


    Dipendenza da zucchero: la droga del nuovo millennio?

    Gli effetti causati un abuso di zuccheri, molto frequente nella popolazione italiana, sono importanti: oltre al lato estetico (in quanto gli zuccheri che il nostro corpo non riesce a trasformare in energia vengono stoccati nei tessuti adiposi, andando quindi a creare il grasso e portandoci ad aumentare di peso e facendo allontanare la nostra forma fisica ideale) sorgono tutta una serie di problematiche che vanno dall’osteoporosi al diabete, passando per malattie cardiovascolari, danni ai denti e per arrivare infine al cancro.

    Senza contare che, proprio come le droghe, gli zuccheri creano dipendenza!

    Superare la soglia limite imposta dall’OMS quindi, non solo rappresenta un problema di carattere estetico, ma anche e soprattutto in termini di salute: proprio per questo motivo, nel mondo, ci sono sempre più azioni di sensibilizzazione verso il tema dello zucchero e soprattutto del suo consumo fin troppo esagerato.

    Le industrie alimentari infatti hanno drasticamente cambiato la percentuale di utilizzo di questa sostanza nelle nostre vite di tutti i giorni: tralasciando per un momento lo zucchero da cucina – ed i suoi simili – tutti i prodotti che escono dalla grande produzione contengono zucchero.

    Prova a pensarci, pensa ad una tua giornata tipo e ragiona un momento su quanto utilizzi come sostanza per alimentare il tuo corpo: dalla fetta biscottata con la marmellata al mattino fino al pezzetto di pane o al dolcetto che ti concedi la sera dopo una lunga giornata di lavoro, tutto è ricolmo di zucchero.

    Il motivo è presto detto: come abbiamo citato poco sopra, essendo lo zucchero una sostanza che crea dipendenza, le industrie alimentari inondano ciò che viene immesso sul mercato con lo zucchero in modo da farti venire voglia ancora ed ancora ed ancora.
    Così facendo si assicurano che tu compri altri prodotti di ciò che è sugli scaffali dei supermercati.

    Ti sei mai domandata perché i bambini siano così golosi di dolcetti o comunque cibi zuccherati? Ecco, la spiegazione proprio ciò che ti abbiamo detto qualche riga sopra: creano dipendenza!

    Il marketing del “Senza zuccheri aggiunti”

    E se stai pensando a qualcosa del tipo “… io prendo tutte cose senza zucchero!” mi spiace dirti che purtroppo questa è solo una trovata pubblicitaria.

    Quando sulle confezioni che trovi al supermercato è presente la scritta “senza zuccheri aggiunti”, non significa che quei prodotti siano senza zucchero, anzi! 

    Da quando è stata fomentata la psicosi per lo zucchero, anche le industrie alimentari hanno dovuto adeguarsi. 

    Per farlo, e per rispettare le nuove richieste “salutiste” del mercato, hanno semplicemente sostituito lo zucchero con dei succhi (ad esempio con il succo di mela) che altro non è che zucchero ad altissima velocità di assorbimento (in quanto, nel momento in cui il frutto viene trasformato in succo, perde tutte le sue fibre).

    Quindi in realtà negli alimenti dove “non c’è zucchero” è presente una quantità spropositata di fruttosio (in genere) o di altri dolcificanti di vario tipo tali o superiori alle dosi di zucchero che sono presenti negli alimenti simili ma senza questa trovata pubblicitaria. Semplicemente sono “nascosti” dietro qualche dicitura di marketing e chiamati in altro modo.

    Tu, ignara di questa manipolazione effettuata dalle big company del mondo alimentare, prendi i biscotti, le fette e le bibite “senza zuccheri aggiunti”, ma in realtà stai innaffiando il tuo corpo di zucchero tanto quanto prima, solo che di altro tipo e sotto un altro nome.

    Abbiamo voluto farti questo preambolo per farti capire le problematiche legate a questa sostanza, mentre ora passeremo all’argomento centrale di questo articolo, ovvero i vari tipi di zuccheri – e perché essi sono solo una trovata di marketing.

    I tipi di zucchero: bianco, di canna, stevia, sciroppi, miele, malto, fruttosio, agave, moscovado…

    zuccheri e derivati

    Come saprai, sul mercato esistono varie forme di zucchero (e suoi derivati): lo zucchero bianco, quello di canna, i dolcificanti alla stevia, gli sciroppi, il miele, il malto, il fruttosio, l’agave, il moscovado, e chi più ne ha più ne metta.

    La premessa che mi sento di farti è che, indipendentemente da quale scegli, sempre di zucchero parliamo.

    Quindi prima di tutto entra nell’ordine delle idee che non esiste una “versione buona” dello zucchero, che non fa male: lo zucchero è sempre zucchero, in qualsiasi forma si presenti.

    Se eccedi con questa sostanza le problematiche che abbiamo visto insorgeranno, una su tutte l’ingrassamento, indipendentemente dal tipo di dolcificante che hai scelto.

    Ciò che ti vendono come zucchero “migliore” in realtà è una vera e propria truffa semantica.

    Lo zucchero di canna: che cos’è, quali sono le sue caratteristiche e qualità

    Prendiamone in esame alcuni, giusto per farti un esempio: lo zucchero di canna.

    Lo zucchero di canna o zucchero bruno, nella sua forma commerciale, altro non è che zucchero bianco al quale viene aggiunta una sostanza chiamata melassa, che lo rende del color marrone con il quale lo trovi in commercio.

    Lo spacciano come migliore in quanto, rispetto al cugino bianco, contiene alcuni minerali – calcio, potassio, ferro e magnesio.

    Quello che non ti dicono però è che questi minerali non fanno niente, se confrontati ai problemi che causa in sé lo zucchero. Perché sono contenuti in una dose talmente tanto piccola che, se volessi davvero assimilare queste sostanze, dovresti ingerire tanto di quello zucchero che ti verrebbe il diabete!

    È esattamente come dire: “prendo questo tipo di veleno, perché rispetto all’altro veleno contiene delle tracce di Vitamina B, importante per il corpo!”; per quanto importante possa essere la Vitamina B per il tuo corpo, sempre veleno stai ingerendo, quindi comunque stai per subire un danno.

    Quindi tutto ciò che puoi trovare in commercio come migliore dello zucchero bianco è sempre zucchero, e fa sempre male.

    Il moscovado, giusto per citare un altro esempio, altro non è se non uno zucchero di canna a cui viene aggiunta la melassa, ed è per questo che assume la sua tipica forma a grumi.

    Sciroppi: ecco come utilizzarli nel modo migliore per non rischiare di abusarne

    Un ulteriore cenno è da fare senza ombra di dubbio sugli sciroppi: sempre più diffusi a livello mondiale, questi dolcificanti sono ricavati direttamente dall’elemento da cui prendono il nome (agave, acero, mais, riso, etc.).

    Nella maggior parte dei casi questi sciroppi fanno meno male, come sostanze a sé, rispetto agli zuccheri che puoi trovare in circolazione, ma nascondono al loro interno una insidia non da poco.

    Essendo, appunto, degli sciroppi, è facilissimo incappare nel abbondare di quantità rispetto agli zuccheri. Se, ad esempio, per zuccherare il caffè utilizzi un cucchiaino, con gli sciroppi dai una spruzzata tramite il dosatore del contenitore.

    In questo modo non riesci a controllare la quantità che esce portando, nella maggior parte dei casi, ad un utilizzo eccessivo di prodotto.

    Questo vuol dire che, sebbene come principi siano più indicati rispetto ai classici zuccheri, se poi, per utilizzarli, ne metti di più della quota dei normali zuccheri, tutti gli sforzi saranno vani.

    Come leggi, il mondo degli zuccheri è una vera e propria giungla e, da qualunque parte ti giri, non ne vieni fuori: come abbiamo già detto gli zuccheri, per qualsiasi tipo siano, sono comunque zuccheri!

    Zuccheri a confronto: potere dolcificante Vs indice glicemico

    Se però vogliamo proprio fare un confronto tra i vari zuccheri, è il caso di mettere a paragone il loro potere dolcificante e il loro indice glicemico. 

    L’indice glicemico (IG) è un sistema di classificazione per andare ad identificare la velocità di digestione ed assorbimento dei cibi contenenti carboidrati ed il loro effetto sulla glicemia, cioè sui livelli di glucosio nel sangue. 

    Più un indice glicemico è alto, più l’elemento viene assorbito velocemente dal nostro corpo.

    L’indice glicemico rappresenta un valido indicatore per “giudicare” un elemento rispetto ad un altro: è comunque da considerare il fatto che non può essere l’unico parametro da valutare, anche perché questo varia in base alla cottura dell’elemento preso in considerazione.

    A tal proposito, un bravo biologo nutrizionista deve saper consigliare non solo gli elementi giusti, ma anche le corrette preparazioni che tengano in considerazione le modifiche dei vari indici glicemici.

    Vediamo quindi le varie tipologie di zucchero e che parametri rappresentano a livello di potere dolcificante e indice glicemico.

    • Glucosio;
    • fruttosio;
    • saccarosio (zucchero da cucina);
    • miele;
    • malto;
    • avage;

    Come vedi, sebbene siano tutti zuccheri, i parametri cambiano moltissimo dall’uno all’altro; ti vogliamo ricordare inoltre che il saccarosio, quindi lo zucchero comunemente usato in cucina, è un composto il quale presenta al suo interno il 50% di glucosio ed il 50% di fruttosio.

    L’indice glicemico del fruttosio è molto basso perché, a differenza degli altri zuccheri, il fruttosio viene metabolizzato molto più lentamente ed inoltre influisce molto meno sulla glicemia.

    Ciò non vuol dire che il fruttosio faccia bene!

    Ciò vuol dire che rispetto agli altri zuccheri, il fruttosio, è l’unico che si contraddistingue per essere una fonte di zuccheri migliore per il nostro organismo.

    Una nota importante da fare è che il fruttosio va saputo usare perché, così come tutti gli altri zuccheri, se preso in eccesso può arrecare molti danni al nostro corpo, nonché ingrassare il nostro fisico.

    Il fruttosio ha un potere dolcificante maggiore sia rispetto al glucosio che rispetto allo zucchero da tavola.

    Questo parametro dovrebbe farti riflettere su una cosa: avendo un potere dolcificante maggiore, per rendere dolce una qualsiasi pietanza te ne serve meno, rispetto allo zucchero da tavola.

    Se di solito metti un cucchiaino di zucchero nel caffè della mattina, utilizzando il fruttosio te ne basterebbe 3/4 di cucchiaino.

    Già di per sé questo ragionamento dovrebbe farti capire che, rispetto agli altri tipi di zucchero, il fruttosio è comunque un dolcificante che fa “meno male” per il semplice fatto che ne serve meno degli altri, per dolcificare allo stesso modo.

    Questo ti permette di usare meno zuccheri nella tua dieta quotidiana, senza rinunciare al gusto.

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